Pellicole Rivisitate

Il cinema offre la possibilità di infinite variazioni sul rapporto spazio tempo, essendo questi i suoi ingredienti principali. Musicare una pellicola muta, cercando dunque di creare non un mero accompagnamento ma una nuova entità contemporaneamente visuale e sonora, è in questo senso un confronto molto forte. Prendere  una vecchia pellicola, soffermarsi sui suoi ritmi e sul suo respiro e ricavarne una musica che ne esalti questo o quell’aspetto ritmico può creare, con un approccio consapevole, nuovi mondi.

Si potrebbe concludere che non ha senso (in circostanze normali) musicare un film muto, visto che vive di un ritmo, spesso di molti ritmi, che si intrecciano tra loro in modo estremamente complesso, forse più che musicale. Ma se si sposta di poco l’angolo visivo si può vedere questa operazione con occhi molto diversi. E cioè considerando che questo lavoro è situato in un campo forse un pò concettuale, che ha a che vedere con un relitto, una pellicola erosa, un ente speciale e meraviglioso ma non definibile esattamente come film.  Giocando con questo aspetto si può dare avvio a intensi e inediti confronti tra i due media, le immagini e i suoni, mantenendo nel frattempo la coscienza pulita.

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THE RIVER” è un film incompleto, di grande semplicità e poesia. Alcune componenti lo rendono ancora più elementare: tutta la pellicola si sviluppa sulle sponde del fiume o all’interno della casa di Rosalee, salvo i tentativi di ‘fuga’ di John su per le scale verso il treno e le scene nel bosco. In più il fatto che sia (fortemente) incompleto autorizza in parte a penetrarlo con altri ritmi, giocando sul fatto che risulta come sospeso, così com’è, senza inizio né fine. E’ come se la Storia avesse consegnato una pellicola erosa dal tempo, decontestualizzata e dunque in cerca di un contesto, impreziosita dalla sua mutilazione che la rende senza tempo.  La proiezione vede affiancate una formazione di strumenti classici (pianoforte, flauto, viola e clarinetto) e un gruppo post-rock (3 chitarre, basso, batteria). Queste due formazioni si alternano durante la proiezione. Il tutto è esageratamente melodico e eccessivamente minimale, a creare una tensione latente tra i due amanti, ai loro primi e tormentosi approcci. Sebbene non lo dia esplicitamente a vedere la musica cresce d’intensità insieme al film e allo stesso tempo perde in serietà fino al finale quasi ‘splatter’ suggerito dal modo ridicolo ma insieme sofisticato e poetico con cui il film si è rovinato.

L’INFERNOè un reperto cinematografico unico e di incredibile fascino: realizzato nel 1911 e considerato il primo lungometraggio italiano, il film narra con fedeltà la prima cantica della Divina Commedia dantesca. Per accompagnare una pellicola così distante concettualmente dalla contemporaneità sono stati scelti suoni sfumati e eterei. Essi circondano lo spettatore e avvolgono il reperto cinematografico, modificandone a tratti il significato originale. Lo spettatore contemporaneo guarda “L’inferno” con occhi pieni di tenerezza e sentimento ironico: l’accompagnamento non manca di giocare con questo aspetto cercando il compromesso tra dignità e ironia.Gli strumenti utilizzati nella sonorizzazione sono due synth e una batteria. Per guidare lo spettatore in questo viaggio “nuovo” attraverso i gironi è stato pensato un organico deciso ma conciliante, dal suono potente ma educato. Al fine di rendere l’esperienza più efficace e  coinvolgente sono stati inseriti molti samples che riprendono immagini del film ipotizzandone il suono ed incursioni sonore non definite per mezzo di uno speciale strumento creato appositamente per il progetto, l’insettofono.

Il “DON CHISCIOTTE” rappresenta l’esempio più radicale e affascinante di questa ricerca grazie alla peculiarità di essere costituito da un insieme disorganico di sequenze sperdute nella più assoluta incompiutezza del capolavoro perduto di Orson Welles. Mediante una serie di composizioni inedite, realizzate da sei diversi compositori ed eseguite dal vivo dai musicisti dell’Ensemble L’arsenale, il pubblico può lasciarsi impressionare dalle inquadrature di uno dei più acclamati maestri del cinema e affezionarsi alle incredibili peripezie vissute da Don Chisciotte e Sancho Panza, ripensate in chiave moderna da Welles.

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