UNO SGUARDO DENTRO: storie sul carcere / ottobre 2010

ojos

orad'am

chissà

 

“Uno sguardo dentro” è il titolo della rassegna cinematografica autunnale organizzata dall’Associazione culturale Cineforum Labirinto.

La rassegna intende portare all’attenzione dell’opinione pubblica le molteplici questioni che hanno modo di svilupparsi attorno al mondo del carcere. Ramòn, uno dei protagonisti del primo documentario che verrà proposto, al termine della pellicola esprime il proprio desiderio: il carcere deve diventare uno spazio pubblico. Evidenzia così la necessità di attivare un canale di comunicazione tra il carcere e la società; è proprio questo il compito che questa rassegna intende assolvere.

La rinnovata collaborazione con ARCI Treviso ha reso possibile la proiezione dei primi due documentari presso il cinema Aurora di Treviso venerdì 8 e 15 ottobre 2010. La rassegna intende legarsi alla serata organizzata dal Cineforum Labirinto in collaborazione con l’Istituto Penale minorile di Treviso e la Fondazione Benetton Studi e Ricerche. Quest’ultima iniziativa nasce dall’esigenza di dare risalto alle numerose iniziative che diverse associazioni di volontariato compiono all’interno del carcere di Treviso.

Gli spettacoli inizieranno alle ore 20.45, l’Ingresso è libero mediato da tesseramento gratuito al Cineforum Labirinto, con possibilità di offerta libera.

Le proiezioni che verranno proposte daranno modo di affrontare la tematica trattata indagando tre aspetti diversi della questione. I successivi dibattiti invece si svilupperanno a partire dalle testimonianze e dai racconti di coloro i quali hanno avuto modo di conoscere da vicino la realtà carceraria; un modo per entrare in contatto con una realtà troppo spesso dimenticata.

Come negli eventi passati organizzati dall’associazione, l’attenzione è ricaduta sul documentario, il miglior mezzo attraverso il quale riuscire a parlare di tematiche di stretta attualità.

Il primo che verrà proposto, ha come titolo Ojos que no ven, è un documentario argentino diretto da Ana Cacopardo e Andrés Irigoyen. Originariamente doveva essere una semplice registrazione delle ispezioni all’interno degli istituti di detenzione di Buenos Aires, promossa dal Comitato contro la tortura; ma i registi, una volta entrati all’interno del carcere, hanno preso coscienza che la realtà con la quale si stavano confrontando doveva necessariamente essere fatta conoscere a tutti.

Ha iniziato così a prendere forma l’idea di creare qualcosa che potesse mostrare la commozione che il contatto con il mondo carcerario aveva provocato loro.

“Ojos que no ven” intreccia le storie di tre detenuti Ramón, Adela e David con l’interminabile viaggio di Luisa per fare visita al figlio recluso. L’intento è quello di permettere ai detenuti di riferire tramite la lor voce la sconcertante realtà con la quale si trovano a convivere quotidianamente.

La proiezione del documentario è un modo per conoscere i rischi che sta correndo il sistema carcere odierno: diventare un deposito, riempito da individui isolati dalla società a cui non è concessa alcuna possibilità di riscatto.

La pellicola è stata premiata come miglior lungometraggio all’11° Festival di Cinema e Diritti Umani.

Il documentario sarà preceduto dalla presentazione trasmessa via video che la regista Ana Cacopardo ha registrato esclusivamente per la serata.

A seguito della proiezione avverrà l’incontro con il giornalista Luca Cardinalini, autore di “Impiccati – storie di morte nelle prigioni italiane“. Porterà la sua esperienza e con lui cercheremo di conoscere qual è la situazione delle carceri italiane, quali problemi esistono e quale percorso è necessario compiere affinché questi problemi vengano risolti.

Il secondo documentario invece è L’ora d’amore girato nel carcere di Regina Coeli di Roma. I due registi Andrea Appetito e Christian Carmosino danno la possibilità a Mauro, Fatima e Angelo di raccontare alla telecamera le loro storie d’amore, profondamente condizionate dall’ambiente nel quale vivono, da reclusi. “I protagonisti della nostra pellicola – dice Andrea Appetito, uno dei due registi – sono stati già condannati per i reati che hanno commesso: la sottrazione della vita affettiva, della vita sentimentale, della vita sessuale, sono pene aggiuntive, che nulla hanno a che fare con i loro crimini.”

L’ora d’amore è un film sulle chiusure, sulle barriere profonde che rendono impossibile una relazione amorosa. La separazione, la solitudine, l’istituzionalizzazione del vivere acuiscono la paura, le insicurezze, il bisogno, la dipendenza, la speranza, il ricatto, l’attesa e una lunga galleria di barriere che restringono e infine chiudono l’orizzonte di una relazione d’amore.

Alle proiezioni sarà presente anche l’associazione “Ristretti Orizzonti” di Padova, una delle realtà più importanti in Italia nell’impegno a far conoscere e rendere pubbliche le problematiche legate al mondo del carcere. Sarà possibile acquistare e consultare il periodico dell’associazione e le loro pubblicazioni.

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