ANATOMIA DI UN FILM / Corso di cinema

400 colpi


Da Settembre 2019 / Fondazione Benetton Studi Ricerche, via Cornarotta n. 7 – Treviso

SCUOLA DI CINEMA
ANATOMIA DI UN FILM
Psyco, 2001: Odissea nello spazio, I 400 colpi, La dolce vita, Blade runner

Ogni lunedì dalle 20:30 alle 22:30, da lunedì 23 settembre per 5 incontri. 
Termine iscrizioni al corso: venerdi 20 settembre 2019

Link per iscrizione: Corso “Anatomia di un film”
oppure scrivendo all’indirizzo mail cineforumlabirinto@gmail.com 


Cineforum Labirinto propone un corso dedicato all’analisi di cinque grandi capolavori del cinema. Partendo dalla visione di numerosi spezzoni, le lezioni si concentreranno sulla genesi creativa delle opere e sulle tecniche stilistiche e le scelte tematiche adottate dai registi, lasciando spazio anche ad aneddoti sulla produzione, sul cast e sull’influenza delle pellicole nell’immaginario collettivo.

I film selezionati sono Psyco (1960) di Alfred Hitchcock, 2001: Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick, I 400 colpi (1960) di François Truffaut, La dolce vita (1960) di Federico Fellini e Blade Runner (1982) di Ridley Scott.

Il corso, ideato e curato da Marco Bellano, docente di cinema presso l’Università di Padova, è rivolto a studenti, videomaker, insegnanti e appassionati di cinema che vogliano scoprire o approfondire la grammatica cinematografica e la storia del cinema attraverso i capolavori di cinque grandi maestri del cinema.

Il corso si articola in 5 incontri da 2 ore che si terranno di lunedì dalle ore 20.30 alle 22.30 a partire da lunedì 23 settembre 2019 presso l’Aula seminari della Fondazione Benetton Studi Ricerche – Spazi Bomben, situata in via Cornarotta n. 7, a pochi passi da Piazza Duomo.

Il costo del corso è pari ad 80 euro.

Al termine del corso, su richiesta dei corsisti, verrà rilasciato un attestato di frequenza.

Per iscriversi e per maggiori informazioni: cineforumlabirinto@gmail.com


PROGRAMMA DEL CORSO

1° lezione: PSYCO | 2 ore 

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Un film in bianco e nero con una musica in bianco e nero, diceva Bernard Herrmann, compositore della lacerante musica che ancor oggi travolge gli spettatori di Psyco, facendo sembrare lo spettacolo ben più violento di quanto non sia; è infatti merito di questa partitura, e della maestria registica di Alfred Hitchcock, se una pellicola realizzata con mezzi modesti ha finito per diventare uno dei più stimati capolavori del genere horror. Hitchcock espanse un progetto di ambizioni inizialmente televisive per poi trasformarlo in un’immersione terrificante nella devianza psichica; allo scopo, “deviò” anche dalle convenzioni di genere in voga a Hollywood, sorprendendo gli spettatori con una struttura narrativa del tutto imprevedibile che richiese mirati (e ironici) avvertimenti nei cinema dove si proiettò il film nel 1960: vietato entrare a proiezione iniziata; il gestore della sala lo avrebbe impedito a costo della vita! Eppure, si trattava di uno scherzo fino a un certo punto: il divieto fu messo in pratica e, tutto sommato, meriterebbe di rimanere in vigore ancora oggi. Psyco è ancora capace di sorprendere come in passato: scoprire i suoi “segreti” può aiutarci a scoprire quanto sia attuale l’architettura del terrore che Hitchcock era capace d’imbastire.

2° lezione: 2001: ODISSEA NELLO SPAZIO | 2 ore 

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Sono passati cinquantuno anni dal 1968, nonché diciotto dal 2001, eppure la potenza visionaria dell’unico film di fantascienza girato da Stanley Kubrick, e di quel futuro che ancora attendiamo, non è diminuita. Si potrebbe attribuire il merito di ciò allo stile maturo del regista, enigmatico e maestoso; oppure al fascino della trama, scritta con Arthur C. Clarke prima che questi la raccogliesse in un romanzo. Ci sarebbe poi da menzionare la musica, che riutilizza brani di repertorio in modo tanto dirompente da far dimenticare alla coscienza collettiva quale fosse la loro destinazione originale. La musica dell’inizio, per esempio, non è più Also sprach Zarathustra di Richard Strauss: è ormai semplicemente 2001. Gli straordinari effetti speciali hanno poi un realismo ancora impareggiabile, nonostante la spericolata perfezione della grafica digitale d’oggi; tant’è che qualcuno continua a sostenere, sconsideratamente, che il film fosse stato una “prova generale” del presunto inganno dell’Apollo 11. Sulla Luna, cinquant’anni fa, ci siamo andati; nel 2001 di Kubrick, però, ancora no. Eppure, il messaggio che racconta va oltre il genere fantascientifico e raggiunge una dimensione universale; come mostra il film, riguarda noi quanto i nostri progenitori e coloro che verranno.

3° lezione: I 400 COLPI | 2 ore 

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Quello di François Truffaut fu uno tra gli esordi eccellenti della storia del cinema; pochi altri seppero debuttare con un film tanto maturo e raffinato, destinato a diventare pesante termine di paragone con cui misurare i futuri lavori del regista. Truffaut fu comunque all’altezza delle aspettative, con una filmografia poliedrica di cui I quattrocento colpi è rimasto uno dei vertici: una delle più belle pellicole capaci di raccontare le emozioni dell’infanzia che sfuma in adolescenza, nonché uno degli esiti più emozionanti della Nouvelle Vague francese. Truffaut e gli altri fautori di tale movimento furono critici cinematografici, prima di diventare registi; nei loro film non c’è dunque solo perizia artistica, ma anche la consapevolezza della storia del cinema. Nel 1959, anno in cui uscì il film, il tempo passato dai fratelli Lumière era ormai stato abbastanza da aver consentito il fiorire di numerosissimi maestri, i cui esempi non aspettavano altro che essere colti da chi avesse avuto la pazienza di trarne ispirazione. I quattrocento colpi fece esattamente questo, dando nuovo vigore alla lunga staffetta del cinema.

4° lezione: LA DOLCE VITA | 2 ore 

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Se Blade Runner ha reso proverbiale una frase, La dolce vita ha addirittura arricchito il vocabolario italiano; il titolo stesso del film, ma anche il nome “paparazzo”, sulla scia della fama (e dell’iniziale infamia) del film, sono ancora oggi usati correntemente. Nel 1960 che fu anche di Psyco, Federico Fellini diede una brusca sterzata al suo stile, entrando in una sua personale “era dei sogni”. Anche la realtà, tuttavia, s’insinuava tra le avventure dell’apatico giornalista Marcello, in una Roma ricostruita in gran parte a Cinecittà; mentre questi s’immergeva con Sylvia-Anita Ekberg nelle acque della Fontana di Trevi, l’Italia si addentrava nel boom economico. La dolce vita coglie l’euforia e la vacuità di quegli anni in cui tutto sembrava possibile, a costo però della perdita di se stessi.

5° lezione: BLADE RUNNER | 2 ore 

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Ne abbiamo viste cose, che voi umani non potreste immaginarvi… La più famosa battuta del compianto Rutger Hauer, divenuta proverbiale, potrebbe raccontare l’evoluzione della fantascienza e della tecnologia dal lontano 1982 al 2019, rispettivamente l’anno in cui uscì e nel quale fu ambientato Blade Runner. Eppure, come per 2001 di Kubrick, difficilmente le meraviglie d’oggi potranno mai imprimersi nell’immaginario come la piovosa Los Angeles multietnica di Ridley Scott, che tinge di noir un genere di film al tempo ancora desideroso di essere definitivamente nobilitato. Scott ci aveva già provato con Alien, nel 1979; in Blade Runner però andò oltre, distillando da un romanzo di Philip K. Dick uno stile solenne e fascinoso, purtroppo in origine compromesso dalla distribuzione e dalla scelta di utilizzare una pesante voce fuori campo, poi fortunatamente rimossa nella più tarda Director’s cut. Anche con quel futuro, a quanto pare, abbiamo mancato l’appuntamento, nel 2019 reale; verrebbe da dire “per fortuna”, se non fosse che il senso di Blade Runner, con la sua storia di sguardi che accusano le diversità desiderose d’essere comprese, appare tragicamente affine alla nostra contemporaneità.


IL DOCENTE

Marco Bellano è dottore di ricerca in cinema, professore a contratto di History of Animation all’Università di Padova. È autore di numerose pubblicazioni sulla musica per gli audiovisivi e sul cinema d’animazione, uscite in Italia, Europa e USA. Nel 2014 la SAS-Society for Animation Studies gli ha conferito il premio Norman McLaren-Evelyn Lambart per il miglior articolo accademico sull’animazione del 2010-11. È stato chair del 29° convegno annuale della SAS (Padova, 3-7 luglio 2017). È stato docente e relatore presso sedi accademiche quali Oxford, Brighton, Guildford, Canterbury, Madrid, Salamanca, Oviedo, Murcia, Potsdam, Kiel e Heidelberg. Ha ricevuto nel 2018 l’Abilitazione Scientifica Nazionale a professore associato, nel settore Teatro, musica, cinema, televisione e media audiovisivi. Nel novembre 2018 è stato invitato come relatore straniero dal 3° Convegno Annuale Cinese di Ricerca sull’Animazione, presso l’Università di ChengDu. Diplomato con lode in Pianoforte presso il Conservatorio di Vicenza, ha poi intrapreso studi di composizione. Si è diplomato in Direzione d’Orchestra con G. Andretta.

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