I MAESTRI DEL CINEMA: Welles, Leone, Scott, Tarantino / settembre 2018

PulpFiction-medium


Da settembre 2018 / Fondazione Benetton Studi Ricerche, via Cornarotta n. 7 – Treviso

SCUOLA DI CINEMA
I MAESTRI DEL CINEMA
Welles, Leone, Scott, Tarantino

Ogni lunedì dalle 20:30 alle 22:30, dal 24 settembre per 6 incontri. 
Termine iscrizioni al corso: venerdi 21 Settembre 2018

Link per iscrizione: Prenotazione consigliata
oppure scrivendo all’indirizzo mail cineforumlabirinto@gmail.com 


Cineforum Labirinto propone un nuovo corso di cinema dedicato alla scoperta dei registi che hanno maggiormente influenzato il linguaggio della Settima Arte. Partendo dalla visione e dall’analisi di spezzoni saranno esaminati alcuni capolavori di quattro grandi maestri. Gli autori protagonisti del corso saranno Orson Welles, Sergio Leone, Ridley Scott e Quentin Tarantino.

Il corso, ideato e curato da Marco Bellano (Università di Padova), è rivolto a studenti, videomaker, insegnanti e appassionati di cinema che vogliano scoprire o approfondire la cinematografia dei registi selezionati con una particolare attenzione alle connessioni e alle influenze tra i protagonisti del corso.

Il corso si articola in 6 incontri da 2 ore che si terranno di lunedì dalle ore 20.30 alle 22.30 a partire dal 24 settembre 2018 presso l’Aula seminari della Fondazione Benetton Studi Ricerche – Spazi Bomben, situata in via Cornarotta n. 7, a pochi passi da Piazza Duomo.

Il costo del corso è pari ad 80 euro (ridotto a 75 euro per under 26).

Al termine del corso, su richiesta dei corsisti, verrà rilasciato un attestato di frequenza.

Per iscriversi e per maggiori informazioni: cineforumlabirinto@gmail.com


PROGRAMMA DEL CORSO

1° parte: ORSON WELLES | 3 ore 

welles

Esordire alla regia a 26 anni, con quel che è ritenuto il miglior film di tutti i tempi; passare poi il resto della vita a cercare di liberarsi dallo schiacciante peso del primo successo con film segnati da una travolgente libertà creativa, senza trovare finanziatori disposti a sostenerli: quella di Orson Welles è stata una storia così straordinaria da sembrare inventata, pur essendo del tutto vera. O quasi. Come nel suo ultimo film, F come falso (1973), Welles fu un personaggio in bilico tra realtà e finzione, perfetto nel reinventare i suoi ruoli di attore e regista, quanto imprevedibile: nel corso della sua lunga carriera, si è trovato il regista di Quarto Potere (1941) alle prese con classici del thriller come L’infernale Quinlan (1958) e pellicole dedicate all’amato Shakespeare (Otello, 1952; Falstaff, 1965), tra Europa e USA; poi però, come attore, lo si è visto anche accanto a Tomás Milián nello spaghetti western Tepepa (Giulio Petroni, 1969), uno dei titoli oggi prediletti da Quentin Tarantino, o in ruoli comici e persino grotteschi, come in Casino Royale (Ken Hughes, 1967). Forse, più che girare film, Welles cercò con la sua versatilità di trasformare in un film il mondo intero, come quando, ancor giovanissimo, scatenò un collettivo attacco di panico reale con la narrazione radiofonica di La guerra dei mondi di Herbert George Wells. Mai il motto del Globe Theatre di Shakespeare fu più vero: con Welles, totus mundus agit histrionem.

2° parte: SERGIO LEONE | 3 ore 

leone

Sergio Leone non passerà mai di moda; complice il recupero che sta facendo Quentin Tarantino delle sue atmosfere e del suo compositore prediletto, Ennio Morricone, il regista ha inoltre un posto speciale nell’immaginario collettivo grazie all’etichetta di fondatore dello “spaghetti western”, rivisitazione “all’italiana” di un glorioso genere americano che il regista avrebbe contribuito a definire una volta per tutte. È vero: l’impassibile volto di Clint Eastwood, con il suo silenzioso carisma distillato dai maestosi primi piani di Leone, così come le furiose impennate di violenza, tra crudo realismo, ambiguità degli eroi e cinismo sopra le righe dei “cattivi”, sono ormai leggendari. Tuttavia, Leone non è stato solo questo: lo prova il suo ultimo generoso capolavoro, C’era una volta in America (1984), in cui si esprimono al meglio le sue ampie riflessioni sul cinema, sull’integrazione e, forse, sull’intera condizione umana. In fondo, Leone ha creato un modello di integrazione culturale: “scoprì l’America” con l’immaginazione, emigrandovi con l’intelletto; reinventò il cinema di oltreoceano con la sensibilità italiana, lasciando però in esso una traccia così profonda da ribaltare i rapporti di forza, per cui è oggi Hollywood, invece, a considerare esemplari le sue indimenticabili pellicole, facendone tesoro.

3° parte: RIDLEY SCOTT | 3 ore 

scott

Non fu il film del debutto (l’ottimo I duellanti, 1977) a creare in Ridley Scott una sorta di “sindrome della prima volta” alla Orson Welles; qualcosa di simile però gli venne a capitare per “colpa” del secondo e del terzo, rispettivamente Alien (1979) e Blade Runner (1982). Una simile opera di rivoluzione nei confronti dell’immaginario fantascientifico comportava responsabilità pesantissime; e purtroppo, infatti, non fu facile per Scott tornare a stupire il pubblico con qualcosa di paragonabile. I gusti delle masse, tuttavia, sono spesso giudici troppo severi e superficiali: Scott è sempre rimasto un regista dall’altissima professionalità, contraddistinto da una meticolosità fuori dal comune nel cesellare complesse architetture visive e narrative. Non è, anche in questo, troppo lontano da Welles, pur avendo uno stile nettamente diverso; lo accomuna al suo predecessore anche un’agile versatilità, che lo rende in grado di cimentarsi con generi molto lontani tra loro, dalla commedia al film di guerra. In effetti, il suo ritorno alla ribalta mediatica (purtroppo mai concesso a Welles) è avvenuto con film ben diversi da quelli che lo avevano consacrato ai suoi esordi: Thelma e Louise (1991), diventato piccolo film di cult, e soprattutto Il gladiatore (2000).

4° parte: QUENTIN TARANTINO | 3 ore 

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Pare un fatto sfacciatamente privato, il cinema di Quentin Tarantino: una sinfonia di invenzioni che celebra senza veli il personale gusto del regista per un cinema “brutto, sporco e cattivo” il quale, tra gli anni 60 e gli 80, metteva in scena a basso costo impossibili combattimenti orientali, sanguinari vendicatori, assurde esplosioni di violenza e silenziosi eroi implacabili. È difficile, però, non finire per appassionarsi a questo strano repertorio, una volta visto un film di Tarantino: perché, da quelle pellicole d’annata, il regista ha saputo anche il distillare una capacità evocativa travolgente, grazie a un’abilità nel racconto da pochi eguagliata, in ogni tempo. Non è un caso che gli unici Oscar vinti da Tarantino, ad oggi, siano alla sceneggiatura: lunghi, ipnotici dialoghi, preludio a scariche di ferocia talmente truculente da essere persino umoristiche, sono il primo motore delle sue storie. È vero, Tarantino ha una personalità ingombrante, talmente sicura di sé da aver già pianificato in anticipo il numero totale dei suoi film (dieci; quest’anno arriverà il nono). Eppure, anche per questo le sue opere abbondano di momenti memorabili, che finiscono per diventare istantaneamente icone della cultura popolare, come se avessero fatto parte della storia del cinema da sempre.


IL DOCENTE

Marco Bellano è dottore di ricerca in cinema, è professore a contratto di History of Animation all’Università di Padova e di Storia della Popular Music al Conservatorio di Ferrara. È autore di numerose pubblicazioni sulla musica per gli audiovisivi e sul cinema d’animazione, uscite in Italia, Europa e USA.
Giornalista pubblicista, si occupa di divulgazione e didattica musicale dal 2001. Collabora attualmente con l’Orchestra di Padova e del Veneto e il Palazzetto Bru Zane. È co-redattore della rivista Cabiria-Studi di cinema e vicepresidente dell’Associazione culturale “Francesco e Paolo Contarini”.
Nel 2014 la S.A.S.-Society for Animation Studies gli ha conferito il premio internazionale Norman McLaren-Evelyn Lambart per il miglior articolo accademico sul cinema d’animazione del 2010-11. Nel maggio 2014 ha ideato e curato per l’Università di Padova e la S.A.S. il convegno “Il cinema d’animazione e L’Italia”. È stato docente e relatore presso sedi accademiche quali Oxford, Brighton, Guildford, Canterbury, Madrid, Salamanca, Oviedo, Murcia, Potsdam, Kiel e Heidelberg.
Diplomato con lode in Pianoforte presso il Conservatorio di Vicenza, ha poi intrapreso studi di composizione. Si è diplomato in Direzione d’Orchestra con G. Andretta.

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