NELLE TERRE SELVAGGE

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Le isole di Tahiti e Bora Bora, l’impenetrabile foresta amazzonica e un atollo immerso nell’acqua cristallina del mare dei Caraibi sono gli insoliti e suggestivi set cinematografici della rassegna “Nelle terre selvagge“, organizzata da Cineforum Labirinto e TRA – Treviso Ricerca Arte. Dal mese di ottobre sono in programma a Ca’ dei Ricchi tre opere di esplorazione cinematografica che raccontano luoghi, popoli e tradizioni lontani dalla nostra quotidianità. Tre imprese cinematografiche in cui la sfida di filmare in condizioni estreme è accompagnata dall’obiettivo di trasmettere una riflessione universale sul tempo, sulla conoscenza, sull’amore e sulla vita, a prescindere dalle migliaia di chilometri che separano il nostro mondo da quelli ritratti nei film di Friedrich Murnau, Ciro Guerra e Pedro Gonzalez-Rubio.

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La nuova rassegna cinematografica ideata da Cineforum Labirinto comincia dal lontano 1931 e dall’ultimo capolavoro firmato da uno dei più influenti registi del vecchio continente, il tedesco Friedrich W. Murnau.
Venerdì 6 ottobre, alle ore 21, un’inedita performance tra cinema e musica sarà l’occasione per riscoprire Tabù (USA 1931, 83′), il film girato da Murnau con la collaborazione del pioniere del “cinema-verità”, Robert Flaherty, e ambientato nelle isole della Polinesia Francese. Con semplicità di espressione e una genuinità senza pari, il film-testamento di Murnau racconta l’amore impossibile di Matahi e Reri, ostaggio di una maledizione scatenata dal rapimento della ragazza, consacrata come vergine alla divinità locale.
Impreziosita dagli affascinanti giochi di luci ed ombre della fotografia, premiata con l’Oscar, la visione dell’opera sarà accompagnata dalla sonorizzazione dal vivo curata dai musicisti Papisse Diouf (chitarra), Roberto Durante (tastiere) e Alessandro Turchet (contrabbasso).

Il secondo appuntamento, fissato per venerdì 10 novembre, sarà dedicato a El abrazo de la serpiente, pellicola colombiana del 2015 di Ciro Guerra. Candidato all’Oscar per il Miglior film straniero, ripercorre l’incontro di due esploratori tedeschi con Karamakate, uno sciamano che, nell’Amazzonia nord-occidentale, vive in solitudine dopo lo sterminio del suo popolo da parte dei bianchi. Dopo l’epigrafe iniziale che descrive il potere di fascinazione della foresta amazzonica, lo spettatore ormai abituato ai documentari in stile National Geographic si potrebbe attendere una narrazione in cui esplodano colori (il verde su tutti), mentre Ciro Guerra ci immerge in un bianco e nero di altissima presa visiva per raccontare con estasi un ecosistema in pericolo e per ricordarci che esiste ancora una Natura la cui sopravvivenza va salvaguardata nella sua, anche misteriosa, relazione con l’essere umano.

La rassegna si concluderà venerdì 1° dicembre con Alamar (Messico 2009, 73′), un film dalla distribuzione indipendente (Ahora Film) e che racconta l’emozionante rapporto tra Jorge e il figlio Natan. Natan ha cinque anni e vive a Roma con sua mamma, Roberta. Prima che il piccolo inizi ad andare a scuola, Jorge vuole fargli conoscere il suo mondo e così raggiungono la piccola palafitta in cui vive il nonno, a largo di un atollo di un’estesa barriera corallina immersa nei mari del Messico. Giunti a Banco Chinchorro, Natan e Jorge accompagnano ogni giorno il nonno a pescare. Natan scopre una profonda connessione con la Natura, imparando a perlustrare l’affascinante mondo che si cela sotto la superficie marina.

Da ottobre a dicembre, con tre proiezioni ad offerta responsabile, il piano nobile di Ca’ dei Ricchi diventerà una finestra su mondi lontani e sconosciuti, ma che in realtà restituiscono un’idea di noi stessi più di quanto si possa immaginare scorrendo le singolari trame delle opere e ammirando i luoghi esotici in cui i film sono ambientati.

Un evento speciale fuori arricchirà poi il nostro percorso dedicato alle esplorazioni cinematografiche: venerdì 17 novembre, all’Auditorium Stefanini, si terrà infatti la proiezione dell’antico film “L’odissea” del 1911, che verrà sonorizzato dal vivo da un’orchestra composta da nove elementi a cura delle associazioni ViolOpera e OrchestrAprogetto.

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