Quando il carcere devasta i familiari dei detenuti

Quando il carcere devasta i familiari dei detenuti” (.pdf) – tratto dal volume di Pietro Zardo, “Condannati a vivere. La quotidianità dei detenuti del carcere di Treviso raccontata dal suo cappellano”, Ogm editore 2009

Non ebbi quasi il tempo di scendere dall’auto al rientro a casa, che lo portarono via, ammanettandolo e spingendolo in auto, sotto i miei occhi, senza volermi dare alcuna spiegazione. Lui venne tradotto nella notte a San Vittore, a circa cinquecento km di distanza.

Ho visto la disperazione o ancor peggio la rassegnazione sui volti delle donne, donne come me, con bimbi piccoli a cui dicevano “adesso andiamo a trovare papà in ospedale”, ed i bimbi increduli fare la fila assieme alle loro mamme, prima per lasciare i vestiti e qualche genere alimentare concesso, poi per lasciare i soldi, poi per entrare e venir perquisiti dalla testa ai piedi. Finalmente credi di vederlo, di poterci parlare, e sì, lo vedi, ma dietro ad un vetro e lo senti a mala pena perché ci sono le voci di tutti gli altri visitatori e detenuti che sovrastano la sua.

In un modo o nell’altro pensi sempre che a te certe cose non possano mai capitare.

Fuori devi affrontare il giudizio della gente, ma di quella io non mi sono mai preoccupata molto, però ti ritrovi sola, la paura fa allontanare tutti. Quelli che credevi amici spariscono all’improvviso, ti attaccano il telefono in faccia o cambiano marciapiede se li incontri per strada. Il carcere è duro, ma so che a quel tempo in certi momenti avrei preferito essere io al suo posto perché fuori dovevi trovare la forza di affrontare con responsabilità tutto, il lavoro, crescere una figlia, gli ufficiali giudiziari che ti bussano alla porta perché la situazione economica è al tracollo, i vari controlli subiti da tutte le Forze dell’ordine e non ultimo il mio processo, subìto solo per amore, che è andato avanti cinque anni, cinque anni vissuti con la paura di perdere tutto

Lui è uscito dopo poco più di 5 anni, con un inserimento in una comunità, ora vive libero da qualche parte sempre al limite, sfidando ancora le regole alla ricerca di ancor più facili guadagni, senza ricordarsi di avere una figlia. Il carcere l’ha cambiato, sì, ma in peggio. Il carcere è devastante non solo per i detenuti, ma anche per i loro familiari.

Lorella Sanguanini

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